Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224
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BONFIGLIOLI ROBERTO "RUBY"
Recco (GE), 20/4/1926

Subito dopo l'8 settembre si unisce ad un gruppo di giovani antifascisti di Recco attorno ad Aldo Bianco. Continua ad agire nella zona fino al maggio 1944, mantenendo i collegamenti tra i diversi ambienti antifascisti. Entra poi a far parte della formazione GL sotto i comandi di Antonio Zolesio "Umberto Parodi", dislocata tra il fiume Trebbia, Aveto e val Fontanabuona, con epicentro nel paese di Barbagelata. A fine maggio, mentre da Moconesi stava portando un messaggio a quello che sarebbe divenuto il Comando militare ligure, viene arrestato dalla Gnr e condotto alla questura di Genova, ove è sottoposto a pesanti interrogatori. Nel tragitto verso la Casa dello Studente riesce a fuggire e a tornare alla sua formazione. Ripresosi dalle violenze subite, partecipa alla liberazione di prigionieri politici ebrei rinchiusi nel campo di Calvari. Nuovamente arrestato in novembre dai reparti della Divisione Monterosa, anche questa volta riesce a fuggire, raggiungendo la 5ª Armata americana sul fronte delle Apuane. Arruolatosi nel nuovo esercito italiano, fa parte del gruppo di combattimento Cremona, impegnato con l'8ª Armata britannica sul fronte dell'Adriatico. Partecipa ai combattimenti del Po di Primaro, alla battaglia del Senio e alla liberazione di Chioggia e Venezia. E' stato presidente dell'ANPI provinciale di Genova e segretario dell'ANPI Nazionale.

La Segreteria nazionale ANPI: "Il confronto pubblico tra Carlo Smuraglia e Matteo Renzi potrà svolgersi"

26 Agosto 2016

Nota dell'Ufficio Stampa ANPI sulla proposta del Presidente Matteo Renzi: "L'ipotizzato confronto non è certamente la soluzione del problema di fondo"

22 Agosto 2016


"È sorprendente la preoccupazione del PD sulla nostra presenza alle Feste dell'Unità. In democrazia ci si confronta, è addirittura elementare"


18 Agosto 2016
BOLIS LUCIANO "FABIO"
Milano 17/4/1918

Luciano Bolis
Antifascista alla fine degli anni '30, è arrestato per la prima volta nella primavera del 1942 per l'appartenenza a un'organizzazione clandestina di studenti e intellettuali milanesi. Deferito al Tribunale spaciale, viene condannato a due anni di reclusione. Rimane nel carcere di Castelfranco Emilia sino all'agosto del 1943, allorchè viene liberato grazie all'amnistia. Emigrato in Svizzera, aderisce al Partito d'Azione e al Movimento federalista europeo e fa quindi ritorno in Italia, per partecipare alla lotta di Liberazione. Nel settembre del 1944 Parri lo invita a Genova per ricoprire il vuoto lasciato da alcuni compagni arretsati. Nel capoluogo ligure Bolis assume la carica di ispettore regionale delle formazioni GL e poi quella di sgretario ligure del Partito d'azione. Arrestato il 6 febbraio 1945, viene brutalmente torturato dalle Brigate nere, tanto da essere indotto a tentare il suicidio per non correre il rischio di rivelare i nomi dei compagni. liberato nell'imminenza dell'insurrezione dall'ospedale di San Martino, grazie ad una brillante azione compiuta da uomini della Brigata Sap "Bellucci" in collaborazione con altre formazioni partigiane, racconterà la terribile esperienza della sua detenzione nel libro Il mio granello di sabbia. Nel dopoguerra ricopre incarichi importanti nel Partito d'Azione, nel partito socialista unificato, nel Movimento federalista europeo e in altre associazioni e movimenti per l'unità europea prima di diventare, nel 1964, funzionario presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo. Lo troviamo, infine, tra i fondatori dell'Istituto storico della Resistenza per la Liguria, nonchè suo primo direttore. Medaglia d'argento al valor militare.
BOIDO PIETRO "PIERIN"
Nizza Monferrato (Asti) 12/12/1914 - Cravasco (Genova) 23/3/1945

Pietro Boido
Operaio montatore al cantiere navale Ansaldo, militante comunista, appartenente ai GAP di Sestri Ponente. Elemento già conosciuto nella questura genovese per aver raccolto fondi  in  favore del Soccorso Rosso, è arrestato una prima volta il 30 settembre 1943 perché ritenuto responsabile di un attacco contro due soldati tedeschi avvenuto pochi giorni prima. Rilasciato, entra a far parte della brigata Sap "Alpron". L'8 gennaio 1945 viene arrestato una seconda volta, presso la propria abitazione nel quartiere di Sestri, e tradotto nella caserma fascista di Sampierdarena. Successivamente è trasferito alla Casa dello Studente e da lì alla 4ª sezione del carcere di Marassi. Il 23 marzo 1945 viene prelevato dalla sua cella e fucilato insieme ad altri diciotto detenuti nella rappresaglia di Cravasco.
BOETTO PIETRO
Vigone (Torino) 19/5/1871

Cardinale Pietro Boetto
Vescovo di Genova, il 25 aprile 1945 ospita nella sua residenza privata di Villa Migone, nel quartiere di San Fruttuoso, la delegazione tedesca e quella partiginana, ivi convenute per la firme dell'atto di resa da parte del generale Günter Meinhold. Boetto nel marzo 1938 viene viene chiamato a reggere la diocesi di Genova, vacante per la morte del cardinale Carlo Dalmazio Minoretti. Formalmente deferente nei confronti del regime fascista, non esita a ribadire la propria incompatibilità a livello dirigenziale tra iscrizione all'Azione cattolica e militanza nel Pnf e ad intervenire a difesa dell'autonomia delle Società operaie cattoliche. Accolta con un significativo silenzio l'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno 1940, durante il conflitto la chiesa genovese non si limita all'assistenza umanitaria a favore della popolazione colpita, e adoperandosi invece nell'aiuto concreto agli ebrei e agli oppositori del fascismo: note sono la collaborazione con la Delasem per favorire l'espatrio in Svizzera degli ebrei perseguitati e il loro luogo di ricovero in luoghi sicuri (il seminario e altri istituti religiosi), i passi, compiuti dallo stesso Boetto, per la liberazione del rabbino di Riccardo pacifici, la presenza di cappellani militari nelle formazioni partigiane e la partecipazione del vescovo ausiliare Giuseppe Siri a riunioni clandestine. Postasi come istituzione super partes volta esclusivamente al bene comune e alla salvaguardia della vita umana, la Chiesa di Boetto si propone quale intermediario tra le due parti in lotta, spingendo per una soluzione negoziata che potesse risparmiare ulteriore lutti e distruzioni alla comunità genovese e, al tempo stesso, scongiurare la temuta egemonia delle sinistre sulla realtà politica cittadina. Documentati sono vari incontri intercorsi, nella fase finale del conflitto, tra Boetto e il comandante delle SS Sigfried Engel, il viceconsole tedesco Alfred Schmid, il federale di Genova Luigi Sangermano. La sua testimonianza sugli eventi che portarono alla Liberazione di Genova è contenuta in Ne pereant , uscito sulla Rivista diocesana nei mesi successivi alla fine della guerra, articolo foriero di polemiche per lo scerso rilievo attribuito al ruolo della Resistenza, citata quasi di sfuggita. L'8 dicembre 1945, a pochi mesi dalla morte Boetto ha ricevuto dal consiglio comunale di Genova il titolo di defensor civitatis.
BOEDDU MARIO "SARDEGNA"
Genova 18/11/1925 - Rovegno (Genova) 23/10/1944

Mario Boeddu
Aiutante carpentiere presso i cantieri Ansaldo di Genova Sestri Ponente, dopo l'8 settembre entra a far parte dei GAP genovesi. Ricercato dai Carbinieri, sale in montagna ed è aggregato alla 3ª Brigata Garibaldi Cichero. Partecipa a numerose azioni fra cui, nell'agosto 1944, gli scontri della val Trebbia, in difesa, per ben tre giorni, di uno dei capisaldi della brigata. Il 23 ottobre, a Loco di Rovegno, cade in combattimento, nel tentativo di portare in salvo un compagno della Brigata Jori ferito durante un'azione contro il battaglione Aosta della divisione alpina Monterosa. Medaglia d'oro al valor militare.
BERTONELLI GIUGLIO "BALBI"
Zignago (La Spezia) 5/7/1892

Volontario e invalido della prima guerra mondiale. dal 9 settembre 1943 è membro del primo Comitato militare clandestino per la Liguria, costituitosi a genova. Nel marzo 1944, come rappresentante del Partito d'Azione, sostituisce il professor Antonio Giusti all'interno del Comitato militare ligure e quando quest'ultimo, agli inizi di luglio, si trasforma in Comando Militare della Liguria, viene incaricato di effettuare le ispezioni della zona di la Spezia. personaggio di spicco del movimento Giustizia e libertà, rimane in costante contatto con Antonio Zolesio "Umberto Parodi" per costituire il reparto di GL in val Fontanabuona e potenziare le formazioni azioniste nello spezzino. Anche dopo l'irruzione dei fascisti nel suo ufficio nonostante i ripetuti inviti da parte dei suoi collaboratori a recarsi in un luogo più sicuro, Bertonelli non abbandona genova e continua la sua attività all'interno della Sezione operativa del Comando militare. Nell'ottobre 1944 entra a far parte del CLN spazzino, fornendo un notevole appoggio alle formazioni GL.
BERPI ANGIOLINA "MARIETTA"
Genova 13/3/1910

Ostetrica, impiegata presso la mutua dello stabilimento Ansaldo. Antifascista convinta e legata al Partito comunista, per la sua attività cospirativa è segnalata dal capo squadra politica della questura, commissario Giusto veneziani, insieme ad altri 80 nominativi, al tribunale speciale della RSI. Su incarico del dirigente sanitario della VI Zona provvede all'invio di medicinali che recupera nella farmacia nei pressi della stazione ferroviaria di genova Cornigliano. Quando in città la situazione diventa insostenibile, "Marietta" viene inviata dall'organizzazione clandestina in montagna, nella zona della Scoffera. A Ottone, nel piacentino, contribuisce alla creazione di una piccola infermeria nella ex caserma dei Carabinieri. A causa degli incessanti rastrellamenti si trasferisce nella zona del bosco del Brugneto e da li a Carrega Ligure (Alessandria). Successivamente presta servizio presso il Comando della VI Zona, con compiti di collegamento tra le diverse brigate e di coordinamento dell'attività infermieristica della divisione Cichero, coadiuvando il responsabile sanitario nel funzionamento dell'ospedale partigiano di Daglio, frazione di Carrega ligure.
BELLUCCI DINO
Poggibonsi (Siena) 14/12/1911 - Forte San Martino (Genova) 14/1/1944

Dino Bellucci
Insegnante al convitto Colombo di Genova, si trova al fianco di Raffaele Pieragostini "Lorenzo Rossi" nella prima fase della lotta di Liberazione. Per conto del partito comunista svolge una preziosa attività come capo di servizio stampa della federazione, utilizzando la sede del convitto per ciclostilare manifesti e giornali. Partecipa inoltre all'attività dei GAP, tenendo i contatti con i primi nuclei partigiani sparsi sul territorio. Arrestato ai primi del gennaio 1944 per appartenenza a "organizzazioni sovversive", diffusione di giornali clandestini e possesso di armi., il 7 dello stesso mese è condotto alla casa dello studente, dove viene sottoposto per un'intera settimana alla torture delle SS nel vano tentativo di fargli rivelare i nomi dei compagni. processato da un Tribunale militare straordinario, istituito su ordine di carlo Emanuele Basile in risposta a un attentato gappista contro due ufficiali tedeschi, Bellucci è condannato a morte insieme ai compagni Giovanni Bertora, Giovanni Giacalone, Romeo Guglielmetti, Amedeo Lattanzi, Luigi Marsano, Guido Mirolli e Giovanni Veronelli. la sentanza viene eseguita il 14 gennaio presso il forte di San Martino, nonstante il rifiuto opposto dai Carabinieri agli ordini del tenente Giuseppe Avezzano Comes.
BELLEGRANDI GIOVANNI "ANNIBALE"
Brescia 16/8/1919 - Cravasco (Genova) 23/3/1945

Sottotenente della Divisione Centauro, dopo l'armistizio entra nell'organizzazione "Otto".
Agli inizi del gennaio 1944 sbarca a Voltri nell'estremo ponente genovese da un mezzo di superficie alleato, in qualità di ufficiale istruttore, con una missione di collegamento che fa capo alla "otto". Suo compito principale è quello di addestrare le forze della Resistenza all'uso del materiale bellico che proviene dai lanci. Nel mese di marzo riesce a sfuggire all'arresto dei principali componenti dell'organizzazione, ma per alcuni mesi vive in clandestinità senza collegamenti. A settembre riesce a riprendere l'attività cospirativa e organizzativa con le formazioni partigiane. Il 19 gennaio 1945 è arrestato dalle SS, tradotto alla Casa dello studente e successivamente rinchiuso nelle carceri di marassi. Il 23 marzo è nel gruppo di antifascisti fucilati per rappresaglia a Cravasco.
BATINI EDERA "ANNA"
Genova 1/1/1914

Oparaia dell'Ansaldo, è tra le organizzatrici dei gruppi femminili che svolgono l'attività di propaganda antifascista e raccolgono fondi per l'assistenza ai detenuti politici a Genova. Le viene affidata la direzione dei gruppi di difesa della donna per la zona della Valpolcevera media e inferiore. Alla costituzione delle prime banda armate partigiane si impegna nell'attività di collegamento, raccolta e trasporto d'armi, vestiario e viveri per le formazioni. Entra in contatto con i GAP e, dal luglio 1944, si unisce alla Brigata Sap "Alice Noli", nella quale opera con il grado di commissario. Individuata e ricercata a seguito dell'azione repressiva della polizia politica e delle SS che compromette fortemente l'organizzazione gappista genovese, decide di raggiungere la montagna unendosi in val Trebbia ai partigiani della Brigata "Balilla" divisione Cichero.
ILIO BARONTINI "DARIO"
Cecina (Livorno) 28/9/1890


Ilio Barontini
Da giovane frequenta l'ambiente socialista e nel 1921 aderisce al Partito comunista. Allontanato dal suo impiego nelle Ferrovie dello stato per le sue idee antifasciste, nel 1927 è costretto ad espatriare clandestinamente per evitare l'arresto, raggiungendo l'Unione Sovietica. nel 1936 partecipa come volontario alla guerra civile spagnola, dapprima come Capo di stato maggiore della 12ª Brigata Garibaldi, poi, visto il valore dimostrato nella battaglia di Guadalajara, come commissario politico della stessa. Alla fine del 1938 parte per , dove contribuisce ad organizzare un vasto movimento partigiano. Ai primi del 1940 raggiunge il Cairo e si imbarca per Parigi, ove riesce a mettersi in contatto con i rappresentanti del Pci. In Francia è tra gli organizzatori dei primi gruppi di  Francs tireurs partisans. Rientrato in Italia, dopo l'armistizio entra a far parte del Comando generale delle Brigate Garibaldi ed è posto a capo del Comando militare unificato dell'Emilia Romagna. Inviato in Liguria, durante la primavera del 1944 si occupa, insieme a Vladimiro Diodati "Paolo", dell'inquadramneto dei GAP genovesi e a maggio diviene istruttore militare dei gruppi cospirativi per la zona di Genova Sturla. Dopo il 25 aprile continua la sua attività all'interno del Pci come segretario della  Federazione comunista di Livorno e membro del Comitato centrale del partito. Deputato alla Costituente, viene eletto senatore nella seconda legislatura della Repubblica.

 "Il Governo occupa la Rai e impegna i Sindaci per il Sì al referendum. E' legittimo tutto questo?"
dichiarazione di Carlo Smuraglia
Presidente Nazionale ANPI

Siamo in fase di vacanze, ma non ci sfugge e non può sfuggire a nessuno la gravità di alcune cose che stanno accadendo, in vista del referendum sulla riforma del Senato.

Si è compiuta, in questi giorni, la “occupazione” della RAI da parte del Governo, già avviata con la nomina di un Amministratore delegato dotato di amplissimi poteri, ed ora con la più evidente e chiara delle tante conseguenze dell’impostazione della riforma della televisione pubblica.

Sono stati cambiati quasi tutti i direttori dei telegiornali. Colpisce soprattutto la sostituzione di Bianca Berlinguer, al Tg3 (che neppure Berlusconi aveva osato toccare, rispettando almeno un minimo di pluralismo), per di più con un personaggio che ha dimostrato le sue simpatie politiche (non è lui che si dimise da una carica in RAI per protesta contro la giusta reazione  di Giannini ad un attacco piuttosto pesante del Presidente del Consiglio?).

Insomma, si vuole preparare il terreno per un tipo di informazione sui temi del referendum, che corrisponda ancora di più a quanto è già avvenuto nel primo periodo della raccolta delle firme (abbiamo già dimenticato il rapporto documentato tra le 17 ore dedicate al “SI” e il minuto dedicato al “NO”?).

Ma non basta. Leggiamo su tutta la stampa che un Ministro ha lanciato la “campagna d’estate”, impegnando i Sindaci perché si attivino nella campagna per il SI. Ci diranno che non lo ha fatto come Ministro, ma come persona; ma come si fa a distinguere, anche se ciò fosse, visto che tutti i giornali parlano dell’iniziativa del “Ministro” in questione per contattare e sollecitare i Sindaci?

E’ legittimo e politicamente corretto, tutto questo? Non dovrebbe il Governo (e non dovrebbero i Ministri) restare neutrale nella campagna referendaria? E’ vero che è lo stesso Governo che ha “creato” queste riforme e si è impegnato a fondo per farle passare, con tutti i mezzi, in Parlamento; ma la decenza imporrebbe che almeno nella campagna referendaria lasciasse decidere liberamente i cittadini, garantendo una corretta informazione, anziché cercare di influenzarli, direttamente o indirettamente, per il “SI”.

Ma i tempi sono quelli che sono; tutto questo lo abbiamo visto (e pour cause) sotto il sole di agosto, ma temo che dobbiamo aspettarci ben altro per l’ormai imminente autunno. Per parte nostra reagiremo sempre a questi tentativi di impedire la formazione di orientamenti liberi e informati; ma confidiamo che a garantire la libertà e l’indipendenza di giudizio dei cittadini intervengano anche quegli organi dello Stato cui spetta il compito, appunto, di tutelare i diritti di tutti.



Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI  (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)



Milano, 5 agosto 2016