Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224

Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224
MAIL: anpi_pra@virgilio.it - TEL: 3463002468

Aggressione fascista a Cremona

20 gennaio 2015
Domenica scorsa a Cremona si è verificata l'ennesima aggressione fascista di Casa Pound.
Un cittadino, massacrato a colpi di spranga, è ricoverato in pericolo di vita. A confermare, se mai ce ne fosse bisogno, la natura intimamente antidemocratica e violenta, di questa come di altre formazioni neofasciste variamente travestite, natura già più volte accertata e sanzionata in diverse sentenze di Cassazione.
A ricordare alle autorità politiche, amministrative, dei corpi statali ed ai cittadini, che chi usa la violenza, il razzismo, la xenofobia per far rivivere le aberrazioni del fascismo e del nazismo, qui in Italia come in altri paesi d'Europa, deve essere contrastato: sul piano culturale, politico, istituzionale e giuridico.
Il limite all'art. 21 della Costituzione (libertà di pensiero e di parola) è il diritto/dovere di autodifesa della democrazia.

"Non ci possono essere equidistanze, ieri come oggi, tra fascismo ed antifascismo", sottolinea l'Anpi.
"Non ci sono solo i problemi di ordine pubblico, ma anche quelli di ordine repubblicano. Le sottovalutazioni delle istituzioni nel contrastare questi fenomeni di neofascismo, in crescita esponenziale nella nostra regione non hanno più giustificazioni ed è doveroso che le leggi Scelba e Mancino vengano rigorosamente applicate".

"L'ANPI regionale di Lombardia, nell'esprimere solidarietà all'aggredito e gli auguri più partecipi per la sua guarigione, invita tutti, autorità e cittadini, ad una vigilanza attiva e a porre in atto tutte le iniziative volte a contrastare e sconfiggere, nelle coscienze e con la legge, quella vergogna della specie umana che è stato ed è il fascismo".

APPELLO DEI CITTADINI E DEI MOVIMENTI DEMOCRATICI CREMONESI PER UNA NUOVA MOBILITAZIONE POPOLARE UNITARIA CONTRO IL FASCISMO, IL RAZZISMO E LA VIOLENZA PER LA DEMOCRAZIA, LA LIBERTA' E L'EGUAGLIANZA
In queste ore, il nostro primo pensiero è per Emilio, vittima di una violenza omicida che lo ha ridotto in coma. Ai suoi cari vogliamo far sentire il nostro abbraccio fraterno, ai suoi compagni esprimiamo la nostra vicinanza umana. Alcune decine di picchiatori, provenienti anche da città vicine, guidati da alcuni dirigenti e militanti dell'organizzazione neofascista CasaPound di Cremona, ha assaltato con mazze e spranghe la sede del Centro Sociale Autogestito “Gastone Dordoni” scatenando contro i presenti una premeditata violenza. Di fronte alla brutale aggressione fascista, l'intera comunità democratica cremonese esprima senza ambiguità l'assoluta condanna.
Di fronte a quanto è stato messo in atto non è più sufficiente una generica "condanna di ogni forma di violenza". Dalla sua costituzione, e ancor di più dall'apertura della sua sede locale, Casa Pound ha diffuso e propagandato l'ideologia neofascista e neonazista, accompagnando questa barbarie politica con un sempre maggior ricorso ad atti di intimidazione, violenze di gruppo e pestaggi. Ma oggi, ciò che è stato compiuto - in una domenica pomeriggio di sole e di calcio, tra migliaia di cittadini e nei pressi di un ingente schieramento di forze dell'ordine - costituisce un fatto tanto grave e drammatico quanto inedito e inquietante per Cremona. E rende evidente agli occhi di tutti l'esistenza di una realtà ormai non più tollerabile.
A Cremona, domenica pomeriggio non “hanno fatto una rissa”, non “c'è stato uno scontro", e neanche una estemporanea "spedizione punitiva". C'è dell'altro e c'è di più: una vera e propria azione squadrista premeditata contro uno spazio di vita sociale e le persone che lo vivono. Questa azione gravissima - per la preparazione, per l'organizzazione, per la determinazione, per le dimensioni del gruppo d'azione e per il livello della violenza agita - prefigura una condizione che la nostra città non viveva da molti decenni. Che forse non aveva mai vissuto dalla Liberazione. Qui e ora, dunque, si toglie la maschera e svela definitivamente la sua ipocrita copertura un'organizzazione di neo-fascismo e neo-nazismo che, attraverso l’intimidazione e la violenza, sta tentando di affermare la propria presenza nel tessuto democratico e pacifico della città.
Domenica non hanno assaltato solo il Dordoni, hanno colpito il fondamento della democrazia e delle libertà democratiche. Un attentato alle libertà di tutti i cremonesi. Alle indagini delle forze dell'ordine e all'inchiesta della magistratura tocca di accertare dinamiche collettive per attribuire responsabilità penali individuali. Ma a tutti noi tocca di saper vedere il disegno "politico" di cui questi fatti violenti sono una componente funzionale. I “fatti” di domenica non sono più un "problema tra di loro". Cambiano la condizione della città, cambiano la vita di tutti. Dunque chiamano tutti. E tutti sono chiamati ad affrontare questa situazione direttamente. Istituzioni, forze sociali, cittadinanza. Fondato è il timore che la dinamica innescata sia destinata ad una escalation se non incontrerà una risposta diffusa e permanente di mobilitazione popolare democratica e nonviolenta, di impegno civile motivato e responsabile capace di contrapporvisi, interromperla, disinnescarla.
Lo stato delle cose ci chiama ad assumerci le nostre responsabilità e a fare la nostra parte. Occorre allora che tutte e tutti, ed innanzitutto noi antifascisti democratici e nonviolenti, avviamo immediatamente una nuova stagione di mobilitazione sociale, culturale e politica capace di produrre atti simbolici e fatti concreti, visibili, forti, partecipati. Condividiamo il nostro impegno con le cittadine e i cittadini cremonesi, i lavoratori e gli studenti, i giovani e i migranti, la società civile, le reti di vita comunitaria e i movimenti sociali. Vogliamo dare un contributo virtuoso e creativo di azioni positive per difendere e promuovere quel bene comune di interesse generale che è la civile convivenza libera e sicura per ciascuno e per tutti i cittadini di Cremona, nativi e migranti, nessuno escluso.
ANTIFASCISMO E' PARTECIPAZIONE. IL LUOGO E' QUI, IL TEMPO E' ORA. Questo il nostro impegno immediato: - lanciamo un APPELLO UNITARIO da diffondere nei luoghi di vita, di lavoro e di studio, di aggregazione e di ricreazione per la massima mobilitazione comune contro il fascismo, il razzismo e la violenza, per la democrazia, la libertà e l'eguaglianza; - promuoviamo AZIONI DI INFORMAZIONE E DENUNCIA contro la diffusione delle ideologie neofasciste e neonaziste, razziste e xenofobe e contro l'organizzazione e il compimento di azioni di violenza politica.
Queste le nostre proposte urgenti:
- chiediamo alle Forze dell'ordine e alla Magistratura la massima determinazione per il più serrato e rigoroso COMPIMENTO delle INDAGINI e dell' INCHIESTA per l'accertamento dei fatti e l'individuazione delle responsabilità nel più breve tempo possibile;
- chiediamo un INCONTRO CON LE AUTORITA' CITTADINE, IL PREFETTO, IL QUESTORE E IL SINDACO a cui rappresentare le nostre preoccupazioni e avanzare le nostre proposte per la difesa della legalità democratica e la salvaguardia della libera e pacifica convivenza nella comunità cremonese;
- avanziamo la RICHIESTA DI CHIUSURA IMMEDIATA DELLA SEDE DI CASAPOUND per motivi di ordine pubblico, in quanto base logistica dell'organizzazione che in più occasioni, da ultimo il gravissimo fatto dello scorso 18 gennaio, si è resa protagonista di una serie di atti di intimidazione, minaccia, aggressione e pestaggio ai danni di cittadini e attivisti antifascisti; in quanto promotrice di ideologie fasciste e razziste incompatibili con la Costituzione della Repubblica e con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, eversive dell'ordine democratico;
- sollecitiamo le ISTITUZIONI e le AUTORITA' (ai sensi dei Principi Fondamentali della Costituzione della Repubblica e con particolare richiamo ai dettati della XII Disposizione di Attuazione della Costituzione, della c.d. Legge “Scelba” e della c.d. Legge “Mancino”) affinché si dispongano ad una più attenta VIGILANZA nei confronti delle molteplici forme di riorganizzazione e propaganda delle ideologie fasciste, naziste e razziste, e ottemperino ad una più rigorosa determinazione dei PROVVEDIMENTI e degli INTERVENTI indispensabili per garantire il pieno rispetto della legalità democratica e per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, l'ordine pubblico e la civile convivenza nella piena affermazione dei valori costituzionali.
Cremona, 20 gennaio 2015

Appello Anpi su Senato e legge elettorale ai parlamentari, ai partiti, ai cittadini. Non riforma, ma strappo alla democrazia.

16 gennaio 2015
Questo appello in difesa della democrazia verrà inviato agli organi di stampa, a tutti i parlamentari e ad esponenti dei gruppi e dei partiti. Verrà inoltre diffuso, a cura delle organizzazioni periferiche dell’ANPI - e auspicabilmente di qualunque associazione vi abbia interesse - alla più larga sfera di cittadini, ai fini di una corretta, completa e necessaria informazione.
Il 29 aprile 2014 l’ANPI Nazionale promosse una manifestazione al teatro Eliseo di Roma col titolo “Una questione democratica”, riferendosi al progetto di riforma del Senato ed alla legge elettorale da poco approvata dalla Camera.
Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti; ma adesso che si vorrebbe arrivare ad un ipotetico “ultimo atto” (l’approvazione da parte del Senato della legge elettorale in una versione modificata rispetto al testo precedente, ma senza eliminare i difetti e le criticità; e l’approvazione, in seconda lettura, alla Camera della riforma del Senato approvata l’8 agosto scorso, senza avere eliminato i problemi di fondo) è necessario ribadire con forza che se passeranno i provvedimenti in questione (pur non in via definitiva) si realizzerà un vero e proprio strappo nel nostro sistema democratico. Non è più tempo di inascoltate argomentazioni e bisogna fermarsi all’essenziale, prima che sia troppo tardi.
Una legge elettorale che consente di formare una Camera (la più importante sul piano politico, nelle intenzioni dei sostenitori della riforma costituzionale) con quasi i due terzi di “nominati”, non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza piena cui hanno diritto per norme costituzionali. Una legge elettorale, oltretutto, che dovrebbe contenere un differimento dell’entrata in vigore a circa un anno, contrariamente a qualunque regola o principio (le leggi elettorali si fanno per l’eventualità che ci siano elezioni e non dovrebbero essere soggette ad accordi particolari, al di là di ogni interesse collettivo).
Quanto al Senato, l’esercizio della sovranità popolare presuppone una vera rappresentanza dei cittadini fondata su una vera elettività. Togliere, praticamente, di mezzo, una delle Camere elettive previste dalla Costituzione, significa incidere fortemente, sia sul sistema della rappresentanza, sia su quel contesto di poteri e contropoteri, che è necessario in ogni Paese civile e democratico e che da noi è espressamente previsto dalla Costituzione (in forme che certamente possono essere modificate, a condizione di lasciare intatte rappresentanza e democrazia e non sacrificandole al mito della governabilità).
Un sistema parlamentare non deve essere necessariamente bicamerale. Ma se si mantiene il bicameralismo, pur differenziando (come ormai è necessario) le funzioni, occorre che i due rami abbiano la stessa dignità, lo stesso prestigio, ed analoga elevatezza di compiti e che vengano create le condizioni perche l’eletto, anche al Senato, possa svolgere le sue funzioni “con disciplina e onore” come vuole l’articolo 54 della Costituzione. Siamo dunque di fronte ad un bivio importante, i cui nodi non possono essere affidati alla celerità ed a tempi contingentati.
In un momento di particolare importanza, come questo, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, affrontando i problemi nella loro reale consistenza e togliendo di mezzo, una volta per tutte, la questione del preteso risparmio con la riduzione del numero dei Senatori, perché uguale risultato potrebbe essere raggiunto riducendo il numero complessivo dei parlamentari.
Ai parlamentari, adesso, spetta il coraggio delle decisioni anche scomode; ed è superfluo ricordare che essi rappresentano la Nazione ed esercitano le loro funzione senza vincolo di mandato (art. 67 della Costituzione) e dunque in piena libertà di coscienza.
Ai partiti, se davvero vogliono riavvicinare i cittadini alle istituzioni ed alla politica, compete di adottare misure e proporre iniziative legislative di taglio riformatore idonee a rafforzare la democrazia, la rappresentanza e la partecipazione anziché ridurne gli spazi.
Ai cittadini ed alle cittadine compete di uscire dal rassegnato silenzio, dal conformismo, dalla indifferenza e far sentire la propria voce per sostenere e difendere i connotati essenziali della democrazia, a partire dalla partecipazione e per rendere il posto che loro spetta ai valori fondamentali, nati dall’esperienza resistenziale e recepiti dalla Costituzione.
L’Italia può farcela ad uscire dalla crisi economica, morale e politica, solo rimettendo in primo piano i valori costituzionali e le ragioni etiche e di buona politica che hanno rappresentato il sogno, le speranze e l’impegno della Resistenza.
Dipende da tutti noi.
L’ANPI resterà comunque in campo dando vita ad una grande mobilitazione per informare i cittadini e realizzare la più ampia partecipazione democratica ad un impegno che mira al bene ed al progresso del Paese.

La Segreteria Nazionale ANPI

16 gennaio 2015
FONTE: A.N.P.I. NAZIOANLE

CERIMONIA IN RICORDO DI 
GUIDO ROSSA
23 GENNAIO 2015



Iniziative ILSREC per il 
Giorno della Memoria 2015


Sabato 24 gennaio – ore 18.00
Palazzo Ducale – Prigioni della Torre Grimaldina
Segrete. Tracce di memoria
Rassegna d’arte contemporanea in memoria della Shoah
a cura di Virginia Monteverde con la collaborazione di ART Commission, Comune di Genova, Genova Palazzo Ducale Fondazione per la cultura e il patrocinio dell’Ilsrec.
La mostra rimarrà aperta sino all’8 febbraio.


Giovedì 29 gennaio – ore 17.00
Palazzo Doria Spinola – Salone del Consiglio Provinciale
Rosario Fucile, deportato politico. Una riflessione attuale a cento anni dalla nascita
Giornata in memoria del Presidente della sezione genovese dell’Aned, autore, con Liana Millu, del volume Dalla Liguria ai campi di sterminio.
Intervengono: Giacomo Ronzitti, presidente Ilsrec, Gilberto Salmoni presidente Aned, Paolo Battifora, coordinatore scientifico Ilsrec.

Evento organizzato dall’Ilsrec, in collaborazione con Aned


Giovedì 12 febbraio – ore 9.00-17.00
Aula Magna Albergo dei poveri
La Shoah e la deportazione politica. Riflessioni storiche e un film
Giornata di studio rivolta sia agli studenti universitari sia alla cittadinanza, l’iniziativa prevede al mattino interventi di approfondimento storico di docenti dell’ateneo e al pomeriggio la proiezione del film di Dennis Gansel L’Onda (2008).

Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Genova, in collaborazione con Ilsrec


Lunedì 16 febbraio – ore 17.00
Palazzo Doria Spinola – Salone del Consiglio Provinciale
Buchenwald, un lager con una storia molto particolare. Riflessioni e testimonianza di Gilberto Salmoni

Aned, in collaborazione con Ilsrec e Goethe Institut-Genua


Martedì 3 marzo – ore 17.30
Circolo Unificato dell’Esercito
Presentazione del libro Ombre al confine di Paolo Veziano
Il volume ricostruisce la vicenda dell’espatrio clandestino degli ebrei stranieri tra il 1938 e il 1940 dalla Costa ligure alla Francia.
Intervengono Giuseppe Momigliano, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Genova, Paolo Battifora, coordinatore scientifico Ilsrec.

Comunità Ebraica di Genova, in collaborazione con Ilsrec

FONTE: ILSREC GENOVA

Un condono da cancellare

Carlo Smuraglia 
Non posso fare a meno di dedicare qualche parola ad un fatto grave che è accaduto (o si è scoperto) in questi giorni. Mi riferisco al decreto fiscale approvato dal Governo, nel quale è contenuta una norma secondo la quale coloro che evadono o frodano il fisco in misura inferiore al 3% del loro imponibile non sono più perseguibili penalmente e sono solo tenuti a risponderne in sede amministrativa fiscale. Una sorta di “condono” che, di per sé, io considero grave e ingiustificato, perché contrario a diverse norme costituzionali (art. 3, 53, ecc.) e soprattutto contrario alla morale pubblica e privata, se non altro perché trasmette un messaggio negativo; che, cioè, evadere il fisco o addirittura frodarlo non assume quella gravità che giustifica l’applicazione della legge penale.
In una fase delicatissima della vita nazionale, tuttora colpita da una crisi economica da cui non si riesce ad uscire, i cittadini sono tenuti a contribuire, sul piano fiscale, all’utilità pubblica, perché si possa ridurre il debito pubblico e fare operazioni di giustizia sociale e di carattere economico nell’interesse della collettività. È singolare il fatto che dagli exploit compiuti contro gli evasori pochi anni fa (ricordate le incursioni della Finanza a Venezia, a Cortina e in altre località?) e all’intensa pubblicità sulla verificabilità delle entrate (ad esempio con la rigorosa emissione degli scontrini fiscali) si è passati non all’inasprimento delle sanzioni, verso chi prosegue sulla linea dell’evasione, ma all’indebolimento del sistema, da un lato mettendo in discussione l’utilità degli scontrini fiscali e dall’altro con questa specie di “condono”, che è davvero grave in sé. Ma lo è ancora di più per il fatto che riguarda perfino i casi di frode, dimenticando che in un Paese civile frodare lo Stato è un fatto gravissimo, perché priva di risorse una collettività stremata e colpisce al cuore il principio di uguaglianza (tantissimi lavoratori pagano le imposte fino all’ultimo euro e non ci pensano neppure a frodare il fisco, mentre non possono materialmente sottrarsi a quelli che dovrebbero essere i doveri di ogni cittadino).
Ma la norma c’è; e non è vero che si tratta di una norma giusta, come scrive qualche giornale, o irrilevante, per varie ragioni: anzitutto perché non è vero che esclude la punibilità per qualche errore materiale, magari di poco conto (la frode è un atto volontario, è un imbroglio e quindi l’errore proprio non c’entra); in secondo luogo perché si tratterà di poca cosa per alcuni, che hanno un reddito minimo, ma non lo è più quando il reddito imponibile è elevato, perché allora anche il 3% rappresenta un valore comunque rilevante. Per fare un esempio (lo ricavo da quanto scrive un insospettabile quotidiano) Mediaset ha un imponibile di 410 milioni di euro, nel 2012 e dunque restare al di sotto del 3% significherebbe non essere considerati punibili per 4,9 milioni evasi (con frode) nel 2012 e 2,6 nel 2013. Dunque, per i titolari di un reddito consistente, il vantaggio non è dappoco, così come non è dappoco il danno subito dallo Stato.
Ci diranno che tutto questo serve a recuperare entrate, perché comunque il contribuente è tenuto a pagare le imposte evase e gli accessori; ma non si fa cassa violando principi costituzionali e soprattutto non lo si può fare giustificando un fatto grave come la frode, per la quale è (meritatamente) prevista la sanzione penale. La questione è dunque di carattere generale, tant’è che solo dall’interno del Governo sono emerse voci contrarie, anche vibratamente, quanto meno per ciò che attiene alla frode. Ma poi è stato facile accorgersi che questo provvedimento avrebbe favorito anche Berlusconi, consentendo perfino - secondo alcuni - l’inapplicabilità della legge Severino e secondo altri giustificando, in prosieguo, la concessione di una grazia tanto sospirata e tanto grave quanto - finora e giustamente – negata.
Un fatto grave, dunque, in generale e per gli aspetti “personali”, che potrebbe assumere. Un fatto tale da chiedersi come abbia potuto verificarsi. All’inizio, tutti ne hanno negato la paternità. Poi, se l’è assunta il Presidente del Consiglio, forse per non compromettere la delicata posizione del Ministro dell’Economia, in una fase in cui il suo nome circola fra quelli “papabili” per il Quirinale. Ma lo ha fatto in modo assai strano e, comunque, negativo. Se si commette un errore grave (tutti i giornali ne parlano) o si compie un tentativo di favorire personaggi o società potenti e, più in particolare, un politico noto, che si fa di solito quando la vicenda viene alla luce? Si corre ai ripari. Ma il Presidente del Consiglio lo fa prima a metà dicendo che il provvedimento sarà ripensato (che è cosa diversa dal dire che sarà modificato) e aggiunge che, però, lo si farà dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.
Ma perché? Che collegamento c’è? Un sottosegretario all’Economia ha detto in questi giorni che basterebbe, con un piccolo tratto di penna, escludere almeno il caso di frode. Dunque una cosa semplice, per noi inappagante per tutte le ragioni già dette, ma semplice. E invece no. Sono stato invitato, di recente, da un lettore, a non pensare male: e volentieri lo farei. Ma l’attento lettore mi consentirà che si sta facendo di tutto per indurre il cittadino a pensare male: prima si fa una norma inqualificabile sotto il profilo fiscale, per l’evasione, ed a maggior ragione per la frode; e non si sa chi è stato e come ha potuto essere indotto in “errore” l’intero Governo (a che serve la collegialità, se possono accadere cose simili?); poi, quando il fatto diviene pubblico, non si fa quello che farebbe ognuno di noi, in casi consimili, cioè correre ai ripari subito, con chiarezza estrema, anche per eliminare alla radice ogni possibile errore o sospetto.
Ma c’è di più: nelle dichiarazioni più recenti il Presidente del Consiglio rinvia ogni decisione al 20 febbraio e per di più non chiarisce, anzi usa formule ambigue e preoccupanti (“si può cambiare e io non sono interessato”). Davvero difficile da capire perché mai non si voglia prendere una posizione netta e precisa su una vicenda così scottante. In queste condizioni, siamo costretti alla più attenta vigilanza; seguiremo la vicenda passo passo e non saremo tranquilli fino a quando ogni rischio di favorire i potenti (e fra questi quel personaggio pubblico a cui tutti hanno pensato) non sarà completamente sventato nell’unico modo possibile: una modifica dell’articolo “incriminato” chiara, netta, precisa, inequivocabile.
Per noi, bisognerebbe cancellare l’intero ”condono”; ma se proprio non lo si volesse fare, bisognerebbe – quanto meno – cancellare l’applicabilità del provvedimento alla ipotesi di frode e ridurre ulteriormente la percentuale (che sembra minima, ma non lo è) anche per i semplici evasori. A questa vigilanza invito tutti, in primis i parlamentari di buona fede e di sani sentimenti: si tratta di un decreto delegato e il Parlamento dovrà esprimere il suo parere, sia pure non vincolante. E lo faccia a piena voce e con chiarezza estrema, se vuole ancora godere di un minimo di fiducia da parte dei cittadini.

Ma l’invito alla vigilanza lo rivolgo anche alla società civile, che ha nel suo seno tante persone, magari silenti, ma democratiche, di buona fede e che ci tengono al perseguimento degli interessi pubblici e non di quelli privati. E lo rivolgo, infine, anche a tutta la mia Associazione, perché si impegni per chiarire, informare, reagire. Non è materia opinabile. Si tratta di un nostro dovere assoluto, di esercitare quella “coscienza critica” a cui ci ha richiamato il Congresso e di pretendere l’applicazione dei principi costituzionali che ho richiamato e che hanno un grande valore - sul piano penale – anche perché strettamente collegati a due temi fondamentali quali la moralità pubblica e la solidarietà.
Naturalmente, il mio invito alla riflessione ed alla vigilanza è rivolto anche a quelli – fra noi – che si dolgono quando siamo costretti a criticare operazioni per noi inaccettabili, da parte del Governo, del Parlamento oppure, in genere, della politica. Ritengo che su una questione del genere non ci possano essere distinzioni o posizioni diverse tra noi, se davvero siamo convinti del nostro ruolo e della necessità che lo svolgiamo appieno, nell’interesse del Paese.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

Provocazione neofascista a Milano: sfregiato il murale alla partigiana "Lia"

Milano: provocazione neofascista a Niguarda.
L'ANPI Provinciale di Milano denuncia il gravissimo episodio accaduto nella notte di lunedì 29 dicembre, a Niguarda, ad opera di neofascisti che hanno deturpato, per la seconda volta in due settimane, con svastiche e vernice rossa, il murale dedicato a Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia “Lia”, uccisa dai nazifascisti il 24 Aprile 1945.
Commenta Roberto Cenati, presidente ANPI Provinciale di Milano: "Mentre rileviamo con crescente preoccupazione il pericoloso susseguirsi di movimenti e di manifestazioni neofasciste a Milano, Città medaglia d'oro della Resistenza, invitiamo le Istituzioni e le forze preposte alla difesa dell'ordine pubblico a perseguire gli autori di questo provocatorio atto che si pone contro i valori della Resistenza e della Costituzione Repubblicana".

FONTE: A.N.P.I. NAZIONALE